Voglio essere viola al meglio

Una settimana fa ho trovato questa gattina abbandonata sotto casa. Erano le sette del mattino e mentre stavo andando a meditazione ho sentito un forte miagolio senza vedere, pero’, da dove venisse. In fondo, qui in India, ogni due passi ci sono cani randagi, cuccioli abbandonati e gente che dorme per la strada. La mia sensibilità è messa a dura prova ogni istante, soprattutto quando si parla di animali. Non credo che sia peccato, credo invece che ognuno di noi nasca con una certa predisposizione per qualcosa e la mia è quella di aiutare gli animali. Ciò’ non esclude che non soccorra anche delle persone, ma l’impatto è diverso. Di fronte ad un essere umano è difficile percepire come è meglio comportarsi – mi riferisco a questo contesto – mentre gli animali hanno una semplicità con cui mi trovo molto in sintonia.
In ogni caso spesso tiro dritto, altrimenti rischio di diventare pazza, ma questa volta non ho potuto. Dopo un’ora di meditazione sono passata per lo stesso punto della strada e continuavo a sentire quel miagolio straziante e sofferente. Ho cercato con lo sguardo da dove provenisse ed ho visto lei, piccola, sporca, pulciosa, tra le macerie di un cantiere. Non riusciva neanche a camminare tra un sasso e l’altro, tanto è piccola, era spaventata e sperduta. Inoltre, A due passi da lì c’è il tempio di Ganesh (quello con l’elefante, tanto per intenderci) dunque durante il giorno è pieno di gente, turisti, moto e caos. Uno scorcio di vera tradizionale India. Così tradizionale che nessuno considerava questa gattina. Posso capire, gli indiani non hanno sensibilità verso gli animali. Sono le persone stesse a vivere nelle condizioni peggiori, senza cibo, per la strada e lottando per sopravvivere. Dunque un animale diventa semplicemente un competitore da non considerare.
Per me non è così, un uomo ha la possibilità di parlare e chiedere cibo, gli animali sono quasi invisibili. So che il mio punto di vista e’ strettamente personale, ma ripeto che ognuno nasce con delle determinate missioni, e tra le mie c’è quella di soccorrere gli animali. Siamo tanti e diversi anche per questo motivo!
Chiaramente sarà dura trovarle una famiglia, ma voglio credere che ci sia un’Eleonora indiana che l’amera’ come me.
Inutile dire che quasi nessuno ha condiviso la mia azione, per molti dovevo lasciarla al suo destino, per altri devo rimetterla per la strada. Sono veramente scossa da questo comportamento.
Posso comprendere se l’affermazione provenga da un indiano “qualsiasi” ma non mi piace molto se proviene da persone che frequentano l’Ashram. Insomma, non riesco a capire come delle persone che seguono la via spirituale non provino compassione. Ricerca interiore significa anche amare il prossimo, accettare e condividere. Il nostro prossimo è “tutto e tutti”, qualsiasi creatura e’ divina e – secondo me – da rispettare e soccorrere, per quanto possibile.
Sinceramente io ci vedo più menefreghismo, rendersi la vita più semplice, non avere un problema in più, concentrarsi su se stessi, ma non tanto per la Sadhana, quanto per egoismo. Certo sarebbe più facile anche per me se non avessi questo gatto per casa, che assorbe parte del mio tempo e delle mie energie, sapendo che in 15 giorni me ne andrò e devo assolutamente trovarle una famiglia. È una grande responsabilità. Potevo evitarla, ma so che lo rifarei altre 100 volte. Sarei stata molto peggio all’idea di averla lasciata in quel posto dove sarebbe morta.
C’è una storiella di Osho che termina in questo modo: il Re chiede alla viola del suo giardino “perché tu non sei triste come le altre piante?” E lei risponde: “perché se tu hai piantato una viola si vede che mi volevi così. Dunque cercherò di essere viola al meglio!”.
E poi succede che mi arriva un messaggio che dice: “I fatti sono sbagliati a seconda del modo in cui li guardi. Alcune cose che consideri giuste per altre persone sono sbagliate, ciò che pensi essere sbagliato altri lo trovano naturale”. Sri Aurobindo risponde sempre ai miei quesiti e mi aiuta a capire cio’ che non comprendo.
E.

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