Olio di palma

olio di palma

Dopo il servizio di ieri sera su Rai Report, sull’olio di palma, mi sono fatta delle domande ed ho avuto l’impressione che sia stato troppo breve e ricco di informazioni, così che molti potrebbero non aver ben compreso il problema. Perciò ho ricomposto il tutto.

La produzione dell’olio di palma, oggi presente in tantissimi alimenti (non sani!) che si trovano al supermercato e che golosamente mangiamo, non segue le regole della SOSTENIBILITA’ come dovrebbe per salvaguardare l’uomo e l’ambiente.

Cosa significa sostenibilità? È l’impegno richiesto (alle multinazionali o aziende che producono cibi o saponi, cosmetici, detersivi a livello mondiale) di avere una costante attenzione su tre argomenti importanti per tutti: quello economico, ambientale e sociale.

Ma è possibile che se non ci ammaliamo di tumore personalmente o vediamo morire di fronte a noi una persona cara (e a volte non basta nemmeno questo!) non riusciamo a capire che il male dell’ambiente e del cibo che mangiamo tocca anche noi?

La produzione dell’olio di palma avviene principalmente in Indonesia e Malesia, dove le persone del luogo sono assunte per cinque dollari al giorno a lavorare con abiti semplici e senza mascherine; ricevono il compito di dare diserbanti nocivi (vietati in Europa) senza nessuna protezione, non curandosi dei danni che possono causare a queste persone che hanno bisogno di un lavoro.

Ma ancora prima di piantare palme, immense zone forestali vengono distrutte ed incendiate senza regola creando una bomba ecologica dovuta ad emissioni di carbonio; inoltre, distruggono l’habitat naturale di oranghi e altri animali, uccisi tra le fiamme o che rimangono isolati, abbandonati, senza cibo, lasciati morire angosciosamente.

Considerando tutto questo, se la coltivazione delle palme da olio ha inizio con la deforestazione, non possiamo parlare di olio di palma “sostenibile”.

Questo è il quadro in loco, che sembra non interessare a noi “occidentali consumatori finali”, che apprezziamo solo la bontà di una merendina o della nutella, senza voler vedere cosa c’è dietro! Questo incide sul mercato!

Ma non finisce qui perché, con le nuove normative europee, le aziende sono obbligate ad indicare gli oli vegetali che usano e non possono più nasconderlo dietro una dicitura generica. C’è da chiedersi: perché prima non lo scrivevano?

Ma la cosa ancora più simpatica in tutto questo meccanismo è che nel 2004 è stata creata la Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), un’organizzazione agricola con l’obiettivo di promuovere la crescita e l’uso di prodotti di olio di palma in maniera “più amica” dell’ambiente, attraverso standard globali credibili e il coinvolgimento delle parti interessate.

Ma la così detta “Tavola rotonda per la certificazione dell’olio di palma” è costituita dalle stesse aziende che poi la commerciano: ad esempio, La Bumitana Gunajaya Agro (BGA)  è una compagnia palmicultrice del noto gruppo indonesiano Harita Gruppe. Oppure la Syngenta che produce diserbanti nocivi utilizzati in campo. La loro implicazione nella deforestazione è molto forte. Insomma, la “Tavola rotonda” è formata dalle aziende che causano la deforestazione e che stanno letteralmente violando le regole. Praticamente, le aziende controllate pagano i loro controllori, dunque il controllo non è neutro ma pilotato. Allora, possiamo fidarci delle certificazioni di sostenibilità per l’olio di palma? O possiamo sentirci un po’ presi in giro?

Dal servizio di Report, è poi uscito che le multinazionali preferiscono comperare l’olio di palma lavorato chimicamente che quello lavorato fisicamente, ma alla domanda del perché della scelta non hanno risposto.

Forse costa meno? O forse da più dipendenza fisica? Queste sono mie riflessioni…

In ogni caso, studi scientifici hanno dimostrato che – essendo un grasso saturo – non è un prodotto che fa bene alla salute. Fa aumentare in modo significativo la concentrazione di grassi e porta maggiore presenza di colesterolo cattivo nel sangue. Inoltre, se viene utilizzato in forma esterificata dalle aziende alimentari, questa modifica e peggiora il profilo lipidico favorendo danni cardiovascolari.

Ma, come spesso accade, il punto critico è la quantità: un consumo occasionale non fa danni, mentre assumere ogni giorno, magari più volte al giorno, alimenti con olio di palma potrebbe rappresentare un rischio per la salute di cuore e arterie. D’altro lato, c’è chi lo considera molto positivamente per l’elevato contenuto di precursori delle vitamine A ed E oltre alle sostanze antiossidanti.

Ma il punto è che l’alto contenuto di vitamine e sostanze antiossidanti vale soltanto per l’olio di palma integrale: un liquido dal vivace colore rosso/arancione utilizzato soprattutto nei paesi produttori. “Una volta raffinato, però, l’olio di palma perde quasi completamente queste sostanze benefiche (dice Renato Bruni, ricercatore in botanica e biologia farmaceutica dell’Università di Parma); per questo chi si pronuncia a favore del palma nei prodotti industriali tirando in ballo vitamine e antiossidanti si dimostra poco informato (oppure in mala fede)”.

E.

2 risposte a "Olio di palma"

  1. Grazie! A mio avviso l’articolo, esplicativo e ben curato, non cambia molto i fatti…non ci possiamo sentire migliori di altri solo perché facciamo meno danni!!! Si può vivere senza e questo non vale solo per l’olio di palma.

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