“E venne chiamata due cuori”

Dedico questa pagina ad un testo che considero un libro-guida nella mia vita, il cui titolo è E VENNE CHIAMATA DUE CUORI e tratta della storia di una donna americana che viene invitata da un gruppo di aborigeni ad affrontare insieme a loro un viaggio attraverso l’outback australiano, che durerà quattro mesi. Un’impresa difficile ed estrema dalla quale, però, la donna trae insegnamenti antichi e preziosi, dimenticati dalla società odierna ma che sono alla base del vivere autentico e del nostro essere.

Tengo a precisare che si tratta di un romanzo quindi si presentano elementi di fantastico su ad un filo logico reale. Questo libro può essere letto semplicemente come una “favola”, che ci serve a conoscere meglio una delle più antiche popolazioni della terra oppure possiamo cogliere l’essenza del messaggio e trarne grandi insegnamenti.

Autore: Marlo Morgan

1 – LA VITA*

“In base alla filosofia di questa tribù, la vita e il processo del vivere sono in continua evoluzione. Parlano infatti di tempo vivo e non-vivo. Una persona è non viva quando è adirata, triste, quando è addolorata per se stessa oppure ha paura. Non basta respirare per potersi definire vivi; quello è solo un modo per comunicare agli altri che il nostro corpo non è pronto per la sepoltura. E’ giusto mettere alla prova le emozioni negative, ma queste non costituiscono un luogo dove sia saggio restare.

Quando l’anima prende forma umana, impara a capire che cosa si prova a essere felici invece che tristi, gelosi invece che riconoscenti e così via.

Ma è nostro dovere imparare dall’esperienza a distinguere tra ciò che è doloroso e ciò che è meraviglioso”.

(…) “Mi colpì il pensiero che questa gente non invecchia come succede a noi. A loro non succede che un organo smetta di funzionare a vent’anni e un altro a quaranta. Non potevo ignorare l’importanza di abbinare alla cura del corpo quella dell’essere eterno”.

2- IL TALENTO*

Ogni persona nasce con dei determinati talenti, predispozioni a qualcosa in particolare, che coltiverà nell’arco della  vita e, che potrà mettere a disposizione degli altri. Nella nostra civiltà coincide più o meno con le professioni che uno svolge possibilmente per passione e portamento.

Vicino al talento di ognuno c’è però una parte comportamentale che può essere cambiata e migliorata col tempo; tutti abbiamo la capacità di cambiare alcuni lati della nostra personalità perchè non c’è limite a quello che possiamo abbandonare, come a quello che possiamo acquisire.

Quello che cambia tra un uomo e l’atro è l’auto disciplina e l’auto espressione e, attraverso il giusto uso di questi due strumenti possiamo controllarci e modificarci. Inoltre, spesso i difetti che vediamo negli altri non sono altro che lo specchio degli aspetti del nostro carattere che richiedono un perfezionamento; al contrario, i pregi che ci piacciono degli altri sono le qualità che vorremmo enfatizzare.

3- AUTOVALUTAZIONE DI SE STESSI*

Questa antica tribù è formata da gente che cambia il proprio nome durante la vita. Ogni volta che uno si sente migliore può decidere di modificare il suo nome autonomamente in uno più appropriato, che si addica alla sua crescita in saggezza, creatività e determinazione.

Ogni essere umano è unico e a ciascuno vengono donate qualità eccezionalmente sviluppate, suscettibili ad evolversi in specifici talenti”

Essi festeggiano il fatto di essere diventati migliori e non sono gli altri a deciderlo bensì il diretto interessato che dovrà organizzare una “festa di compleanno”

4- TELEPATIA*

“…scoprii che finchè ospitavo nel cuore o nella mente qualcosa che ritenevo necessario nascondere, non avrei fatto alcun progresso. Dovevo arrivare a sentirmi in pace con ogni cosa. Dovevo imparare a perdonare me stessa, a non giudicare il passato ma trarne insegnamento. … è indispensabile essere sincera, accettare e amare me stessa, per poter a mia volta trasmetterlo agli altri”.

Uno dei messaggi di questo libro è che la telepatia è il modo in cui originariamente gli esseri umani erano destinati a comunicare; niente idiomi e alfabeti, semplicemente il linguaggio della mente. Ma per fare questo è necessario avere una mente pulita, senza mezze verità o piccole bugie, nè tanto meno grandi menzogne. Senza mentire non si ha paura di aprire la propria mente per ricevere o per dare.

Il parlare coinvolge non solo la testa ma anche il cuore e la razionalità, che spesso porta a dire cose futili, poco spirituali. La nostra voce serve invece a cantare, pregare, celebrare e guarire.

5 – ARTI MEDICHE*

Circa la guarigione da una qualsiasi malattia la tribù della Vera Gente sostiene che il medico sia lo strumento attraverso il quale avviene il miglioramento, ossia è colui che contribuisce al processo estraendo corpi estranei, iniettando farmaci, ricomponendo ossa fratturate, ma tutto ciò non da la certezza che alla fine il corpo guarirà. Perchè?

Perchè ciascuno è il guaritore di se stesso e un dottore è un intermediario, una persona che ha riconosciuto in sè un talento preciso e lo ha coltivato per condividerlo con chi ha bisogno.

Ma ciò che conta è il modo in cui ci rapportiamo alle cose, così come alle malattie; questo si imprime in ogni cellula del nostro corpo, nella mente, nell’anima. Se esiste almeno una persona al mondo che davanti ad una malattia  – a cui dischiararsi impotente – ha reagito ed ha vinto, questo significa che noi e il nostro corpo abbiamo la capacità di farlo.

Più semplicemente: quando una cellula si ammala si ha il primo sconvolgimento che man a mano coinvolge le altre cellule e possono volerci mesi o anni affinchè ce ne accorgiamo. Ma nel momento in cui ne siamo consapevoli e veniamo sottoposti a determinati trattamenti di guarigione, il processo diventa inverso. Quindi il corpo interrompe la discesa e ricomincia la salita verso la salute. Passo dopo passo fino alla guarigione. Ma siamo noi a dover chiedere alle nostre cellule di guarire e crederci!

Ancora più profondo è il concetto secondo cui esiste uno stretto legame tra la reazione del nostro fisico e la nostra consapevolezza individuale: un rallentamento delle funzioni corporee ci permette di esaminarci a fondo, analizzarci, riflettere sulle ferite dell’anima…quelle da medicare! Coma vanno i rapporti interpersonali? In che cosa credo? ho un valore o uno scopo? Cosa mi fa paura? Quale è la mia origine e dove andrò? Sono capace di perdonare?

Io, sono giunta a questa conclusione:

le persone troppo buone, accondiscendenti, che non si sfogano, che sono vittime di cattiverie, che hanno pazienza per una vita…muoiono.

le persone che non credono in qualcosa o qualcuno, che vivono passivamente, che si lasciano trasportare dalle ragioni di altri…muoiono.

le persone che hanno paura e vivono nella paura…muoiono.

le persone che vivono nel dubbio e non hanno certezze…muoiono.

le persone che non sanno perdonare e vivono con collera e rancore dentro di sè…si ammalano e muoiono.

La medicina è trovare la pace in noi stessi*

“Quando il pensiero si fa più flessibile, anche le articolazioni diventano flessibili. Non soffro, non più”.

6 – ESSERE LEADER*

“Arriva il momento in cui si deve guidare il gruppo. Non c’è modo di comprendere il ruolo del comando finchè non se ne assume la responsabilità. Ciascuno deve prima o poi sperimentare tutti  i ruoli, se non in questa vita in un altro momento. L’unico modo per superare una prova è affronatarla. Tutte le prove, su ciascun livello, vengono ripetute in una forma o nell’altra finchè non vengono superate”.

6 – RISPETTO DELLA NATURA*

La Vera gente ha un innato rispetto per la natura intesa come parte del Tutto Divino, quindi tutto è natura…anche noi. Fondamentalmente vegetariana da secoli si cibano di frutti spontanei della terra, foglie e radici; ciò non esclude che in casi di estrema necessità sono ricorsi a mangiare anche animali, ma con unico scopo di sopravvivenza.

“Alzai gli occhi verso la vastità che mi circondava e mentre rendevo grazie capii finalmente che il mondo è davvero un luogo di abbondanza, pieno di persone gentili pronte a condividere la nostra vita se solo noi glielo permettiamo”.

 

7 – OGNI ESPERIENZA HA UNO SCOPO*

“Noi diamo sempre qualcosa a tutte le persone che incontriamo, ma scegliamo che cosa dare loro. Ogni nostra parola, ogni nostra azione è diretta ad allestire la scena per la vita che aspiriamo a condurre”.

Nel Tutto divino ogni cosa ha il suo scopo, non esitono errori, non esistono stranezze, nè incidenti…semplicemente cose che noi non possiamo comprendere. Ma dovremmo tentare di comprenderle perchè se tutto ciò che è sgradevole non esistesse non potremmo godere del gradevole.

Così anche la procreazione è un atto consapevole in cui un anima è garantita ad un corpo terreno ed, insieme, contribuiscono al progetto divino di progredire e migliorare. Noi siamo anime che hanno deciso di vivere in questo mondo per un periodo, ma noi siamo eterni e tutte le esperienze sono legami eterni. Per questo è bene chiudere sempre il cerchio di ciascuna esperienza, cioè non lasciare nulla in sospeso. Ospitando nel cuore sentimenti irrequieti e negativi, questi si ripresenteranno in altri momenti della vita, provocando dolore sopra dolore. E’ bene trovare la pace interiore.

Ognuno di noi può plasmare la propria vita secondo le sue esigenze ed essere felici nella misura in cui desidera esserlo*

8 – I SOGNI*

I sogni sono l’ombra della realtà. Tutti sognamo ma non tutti ci curiamo di ricordare cosa. Ma è nel mondo dei sogni che ci sono tutte le risposte. Per questo esistono diversi livelli di sognare; quello riferito al sonno oppure il sogno che ci permette di astrarci dal corpo; o ancora raggiungere la cosapevolezza del sogno anche da svegli, attraverso tecniche di respirazione, concentrazione e meditazione.

2 risposte a "“E venne chiamata due cuori”"

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